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LE ORIGINI DELLA FAMIGLIA SERBELLONI

La famiglia Serbelloni, i cui rappresentanti sino al XV secolo esercitarono per lo più l'arte notarile, acquistò fama e gloria, soprattutto in virtù del matrimonio fra Cecilia e Bernardino De' Medici di Marignano, da cui nacquero Giò Angelo (che divenne papa Pio IV), Gian Giacomo detto il Medeghino, e Margherita che sposò Gilberto Borromeo. Poiché Gabriele Serbelloni (1509-1580), detto il Grande Gabrio, era imparentato sia con i De' Medici sia con i Borromeo, poté prendere parte ad importanti imprese militari quali, la guerra fra Carlo V e il duca di Sassonia e la guerra d'Ungheria contro l'esercito ottomano.
Ebbe il ruolo di Capitano e Luogotenente d'artiglieria di Gian Giacomo De' Medici, potente e temuto signore della Brianza e del Lario. Morto Gian Giacomo De' Medici, il Grande Gabrio divenne Generale di artiglieria di Cosimo De' Medici, Duca di Toscana, sovrintendendo così a tutte le fortezze del ducato sino a quando, diventato Papa il cugino Giovanni Angelo nel 1559, venne chiamato a Roma. nominato generale delle milizie pontificie e insignito dei titoli di Cavaliere di Malta e priore d'Ungheria. Alla morte del pontefice, fu incaricato dal Re di Spagna di visitare le fortezze di Sicilia e di Napoli e nel 1571 partecipò alla battaglia di Lepanto contro i turchi che gli valse il governo di Tunisi. Fatto prigioniero, fu riscattato dal fratello Cardinale Gio Antonio. Ritornato a Milano nel 1575, si distinse per gli aiuti alla popolazione colpita della grande peste nel 1576. Morì nel gennaio 1580, lasciando cinque figli, avuti dal matrimonio con Caterina Bellingeri, fra i quali Alessandro (1545-1605) che, in seguito al matrimonio con Giulia Cusani, divenne Conte di Dovera e per ciò capostipite di questo nuovo ramo della famiglia.
La famiglia Serbelloni, più vicina alle case sovrane che alla nobiltà cittadina, strinse diverse importanti alleanze matrimoniali che accrebbero la sua posizione sociale ed economica: i Marini, i Lanti, i Trotti, gli Ottoboni, i Castelbarco, i Bolognini Attendolo. Numerosi furono i loro titoli nobiliari: signori di Gorgonzola, di Camporicco, Conti di Castiglione, Marchesi di Romagnano, Marchesi d'Incisa, Consignori di Castelnuovo Belbo, Grandi di Spagna, e Duchi di S. Gabrio. Quest'ultimo titolo, concesso con diploma del Re Carlo II (13 novembre 1684) a Gabrio (1635-1712), figlio di Giovanni e Luigia Marini, Giudice delle Strade nel 1673, Mastro di Campo della Milizia urbana nel 1681, membro dei LX Decurioni di Milano dal 1666 al 1693 e Grande di Spagna nel 1710, sottolinea l'elevato ceto sociale raggiunto dalla famiglia che in virtù di questi privilegi non dovette in alcun caso produrre prove a stampa della loro appartenenza al patriziato.

Il titolo di Duca alla morte di Gabrio nel 1712 passò al figlio Giovanni (1665-1732) che insieme ereditò anche quello di Grande di Spagna e il posto del padre fra i LX Decurioni del Consiglio Generale di Milano, titoli ereditati da tutti i primogeniti sino ad estinzione della famiglia. Giovanni, sposatosi nel 1692 con donna Maria Giulia Trotti, ebbe cinque figli: Costanza, che sposò Giò Filippo della Torre; Luigia, che si fece monaca; Fabrizio, creato Cardinale dal Pontefice Benedetto XIV nel 1753; Giovan Battista, Galeazzo, e Gabrio, (1693-1774), primogenito e committente del palazzo sul Corso di Porta Orientale, cui successe, nella continuazione della fabbrica (palazzo), il figlio Giò Galeazzo (1744-1802). Fu di Gabrio l'idea di acquistare dal 1756 al 1769 alcune proprietà sul corso del borgo di Porta Orientale per costruire sull'area dei rispettivi fondi, una nuova grandiosa fabbrica (palazzo) ed ancora a Gabrio si deve attribuire la fase complessa dei rettifili sul corso e verso il Naviglio. Gabrio sposò nel 1741 la Duchessa Maria Vittoria Ottoboni, nobile patrizia veneta figlia del duca di Fiano don Marco, da cui nacquero Maria Ippolita morta all'età di 15 anni, Giò Galeazzo, Alessandro, Fabrizio e Marco. Fu Duca di S. Gabrio, membro dei LX Decurioni e dei XII di Provvisione di Milano e Mastro di Campo della Milizia urbana nel 1732.


Alla sua morte, avvenuta nel 1774, il patrimonio venne diviso fra i quattro fratelli maschi. La fabbrica rimase, previo pagamento, a Giò Galeazzo, come testimonia la relazione dell'ingegnere Cesare Quarantini, incaricato di peritare " i Beni stabili, i Redditi, i Capitali & c. dei Serbelloni". Giò Galeazzo, Conte di Castiglione Lodigiano, Grande di Spagna, Duca di S. Gabrio, Feudatario di Romagnano, Marchese d'lncisa nel Monferrato, Consignore di Castelnuovo Belbo nella provincia di Alessandria, feudatario di Gorgonzola, di Camporicco e di Cassina de' Pecchi a Milano, ricoprì numerose ed importanti cariche pubbliche: membro anch'egli dei LX Decurioni e dei XII di Provvisione, Governatore del Banco di S. Ambrogio dal 1765 al 1784, Conservatore del patrimonio nel 1774, Sovrintendente alla Milizia urbana nel 1775, Presidente della Società Patriottica nel 1778, Sovrintendente all'Archivio Civico nel 1784, Protettore del monastero di S. Sofia e del Collegio della Guastalla dal 1786 al 1797, divenne Presidente della prima municipalità di Milano nel 1796 e del Direttorio della Cisalpina, Ambasciatore straordinario e Ministro plenipotenziario della Repubblica Cisalpina a Parigi, nel 1797, Deputato ai Comizi di Lione nel 1802 e membro della Consulta di Stato e del Collegio elettorale dei Possidenti. Nel 1771 sposò Donna Teresa di Castelbarco da cui ebbe una sola figlia Luigia (1772-1849), Dama dell'ordine della Croce Stellata e Dama di palazzo della regina d'Italia nel 1808.


Il titolo Ducale in assenza di figli maschi, passò al fratello Alessandro, fino ad arrivare, dopo vari passaggi al 1916 a Marianna con la quale si estinse la famiglia Serbelloni il cui titolo, secondo la sucessione napoletana, passò a Giuseppe Crivelli Serbelloni. Il palazzo, invece, fu ereditato e completato negli interni sotto Luigia Serbelloni, in virtù del matrimonio di questa con il marchese di Lomagna Ludovico Busca Arconati e di quello di una sua pronipote con il Conte Andrea Sola Cabiati, passò ai Busca e poi ai Sola Cabiati, anche se mantenne il nome originario. L'ultimo rappresentante della famiglia fu il Conte Gianludovico Sola Cabiati il quale ebbe solo figlie femmine con conseguente estinzione della famiglia. Di detta famiglia rimane la Marchesa Antonietta Lalatta , proprietaria dell'immobile insieme ai nipoti e pronipoti, nella società LAGO S.p.A., il cui amministratore è il Marchese Dottor Giovanni Ludovico Lalatta.